Scenografia di Sanremo: storia del palco più atteso dell’anno

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Tra i momenti più attesi del Festival di Sanremo c’è la scenografia. Attorno ad essa c’è sempre quel filo di mistero e di sorpresa comprensiva di quell’atmosfera sanremese propria di chi è appassionato, ma non solo, della kermesse.

La scenografia, da sempre tra le vere protagoniste

La storia del Festival di Sanremo è lunga 69 anni, dove le canzoni, gli abiti glamour, il gossip e le tante polemiche si sono da sempre incastrate con un palcoscenico dapprima “minimalista” e in bianco e nero, e poi imponente ed estremamente tecnologico che fa da cornice all’evento televisivo che tiene ogni anno legati davanti allo schermo milioni di telespettatori. Da Nilla Pizzi e Celentano a Mahmood ed Arisa, il palco della kermesse più attesa dell’anno, con la sua “scalinata killer”, ha da sempre affascinato e messo una certa suggestione a chi doveva calcarlo. Mai uguale a quella dell’anno prima, la scenografia si è imposta tra le vere protagoniste, facendo crescere su di sé aspettative sempre più alte. Spesso firmata da grandi professionisti dell’arte, questa ha saputo raccogliere le novità dei tempi. Ma andiamo per gradi.

Gli anni 50 e il fascino scenografico tutto da scoprire

Gli anni ’50, il decennio del dopoguerra, quello della rinascita e della speranza, vedono il Festival di Sanremo ancora tutto da scoprire. I designer che si sono susseguiti come Giò Ponti, Marco Zanuso, Franco Albini, Bruno Munari, i fratelli Castiglioni, avevano lo scopo di rassicurare gli italiani, accompagnandoli verso quella modernità che per molti era ancora un miraggio. I cantanti erano pochi, e Nilla Pizzi e Claudio Villa erano le vere star che si esibivano su palcoscenici con decorazioni semplici, d’altronde la gara nel Casinò Municipale – dove si svolgerà fino al 1976 prima di approdare all’Ariston – era svolta nel corso di una cena. Le cose cambiarono nel 1957, quando arriva finalmente la tv, dove la scritta “RAI” la fece da padrona e la scenografia si fece più interessante, emulando le “stanze a tenda” della Francia napoleonica, con lunghi drappi alle spalle dei cantanti.

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Gli anni 60, la scenografia specchio dell’ottimismo e del benessere economico

Gli anni ’60, il decennio del boom economico e dell’ottimismo, vedono il Festival di Sanremo arrancare dietro gli innumerevoli cambiamenti che invece corrono veloci. Mentre la kermesse strizza l’occhio al passato, quelli che gli italiani stanno vivendo sono gli anni di Kennedy e del “sogno americano”, del rock and roll, della psichedelia e dei movimenti giovanili. Tuttavia, nel 1964, l’anno dei Beatles in Italia, viene introdotta l’emblematica scalinata centrale, e nel 1967, l’anno della tragica morte di Luigi Tenco e dell’esordio di Lucio Battisti, ci fu il vero trionfo della Pop Art, dove la scenografia optical si prese la scena.

Gli anni 70 e l’avvento dei colori, anche nel piccolo schermo

Gli anni ’70, il decennio dalla tinte forti, dei cantautori impegnati e del terrorismo, dove il Casinò lascia il posto all’Ariston e la tv a colori prende il posto di quella in bianco e nero. Le scene del Festival di Sanremo sono invase da addobbi floreali, dove gli scenografi Anelli Monti Milos e Rino Ceriolo giocano con la cromaticità sgargiante del rosso e blu nel 1977 e Gianfrancesco Ramacci, nel 1979, realizza una scenografia stile Luna Park, con uno sfondo decò-liberty ad impreziosire l’evento che ormai brillava di luce propria.

Gli anni 80 e la scenografia modaiola

Gli anni ’80, il decennio della disco music, degli ex hippie e dell’open space, vedono il Festival di Sanremo seguire le mode degli italiani. Mentre negli anni 1981-1984, lo scenografo Enzo Somigli porta all’Ariston atmosfere proprie della disco, con grandi specchi che esaltano la luminosità delle scalinate, nel 1985 Luigi Dell’Aglio fa scendere le scale “dallo spazio” attraverso portali di neon blu e trasforma il palco in una vera e propria tastiera da computer – forse il successo di Guerre Stellari di 8 anni prima aveva coinvolto definitivamente anche quel Festival che faticava a stare al passo con le mode dei tempo. Ma la vera rivoluzione arriva nel 1987 con il debutto del più grande scenografo che la kermesse abbia mai avuto, il “Pippo Baudo degli scenografi”: Gaetano Castelli, dove realizza una scala che fagocita l’intero palco.

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Gli anni 90 e la libertà art decò della scenografia

Gli anni ’90, il decennio che festeggia la caduta del Muro di Berlino, vedono il Festival di Sanremo monopolizzato da Pippo Baudo, dove il pregio di Castelli sta nell’avanzare grandi idee liberty e art-decò, come la vetrata colorata e floreale di Sanremo 1992, che sembra trasformare l’Ariston in un bistrò, o l’enorme mazzo di fiori che fa da sfondo nel 1994. Iconico anche il Sanremo 1997, quando Chiambretti scende dall’altro da un cielo dipinto da Armando Nobili, dentro a un boccascena curvo, a fasce, con inserti di neon.

Il nuovo millennio targato Gaetano Castelli

Il nuovo millennio, l’epoca dell’abbondare della tecnologia, di Spotify e delle pay tv, vede il Festival di Sanremo dominato da Gaetano Castelli, per poi ritirarsi nel 2012 con ben 17 scenografie all’attivo. Nel 2006 invece è il tempo di una scenografia austera ed elegante di Dante Ferretti e dalla moglie Francesca Lo Schiavo, dove l’orchestra quasi si nascone in una “fossa”. Col tempo, complici gli sviluppi tecnologici, la scenografia diventa sempre più interattiva e mobile. Nel 2007 ad esempio, l’arte di Castelli si manifesta nel portare all’Ariston gli effetti speciali, dove le scene cambiano tra un brano e l’altro. Nel 2009 i colori la fanno da padrone, dove i ledwall mobili giganti creano imponenti effetti grafici. Nel 2010, l’anno dei primi 60 anni della kermesse, lo scenografo mette in scena un ascensore in vetro per Antonella Clerici, mentre nel 2011, per l’edizione di Morandi, fa sparire dal palco la storica scalinata. Nel 2013, Francesca Montinaro si fa creatrice dello sfondo barocco, mentre l’anno dopo debutta Emanuela Trixie Zitkowsky, che ha firmato anche le scenografie del Festival targato Baglioni.

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